Sei patti del Profeta Muhammad con i Cristiani del suo tempo
Di Muhammad ibn ‘Abd Allah
Curatore John Andrew Morrow
Traduttore Anna Maria Martelli
© John Andrew Morrow, 2020
The Covenants of the Prophet Foundation
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Fort Wayne, Indiana
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Indice
Introduzione
Capitolo 1: Il Patto del Profeta Muhammad con i Monaci del Monte Sinai
Capitolo 2: Il Patto del Profeta Muhammad con i Cristiani di Persia
Capitolo 3: Il Patto del Profeta Muhammad con i Cristiani di Najran
Capitolo 4: Il Patto del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo (manoscritto del Monte Carmelo)
Capitolo 5: Il Patto del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo (manoscritto del Cairo)
Capitolo 6: Il Patto del Profeta Muhammad con gli Assiri Cristiani
Adesioni
L’iniziativa dei Patti
Capitolo 1
Testo del patto del Profeta Muhammad con i monaci del Monte Sinai
[del Profeta Muhammad]
Nel Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.
(Copia del manoscritto del patto [‘ahd] scritto da Muhammad, figlio di ‘Abd Allah, possa la pace e la benedizione di Dio essere su di lui, a tutti i cristiani.)
Questo patto [kitabun] fu scritto da Muhammad, figlio di ‘Abd Allah, l’annunciatore e ammonitore [bashiran wa nadhiran], incaricato di proteggere la creazione di Dio [wadi‘at Allah fi khalqihi], affinché la gente non possa avanzare alcuna prova [hujjah] contro Dio dopo [l’avvento] dei Suoi Messaggeri [rusul] poiché Dio è Onnipotente, Saggio.
Egli lo ha scritto per i membri della sua religione [ahl millatihi] e per coloro che professano la religione cristiana in Oriente e in Occidente, vicino o lontano, Arabi o non-Arabi [‘ajami], conosciuti o sconosciuti, come patto di protezione.
Se qualcuno rompe il patto [‘ahd] quivi promulgato, o contravviene o trasgredisce il suo comando, ha rotto il patto di Dio, rompe il suo vincolo, fa scherno della sua religione, merita la maledizione [di Dio], sia che egli sia un sovrano o un altro fra i credenti musulmani.
Se un monaco o un pellegrino cerca protezione, in montagna o in valle, in una grotta o in campi coltivati, nella pianura, nel deserto, o in una chiesa, io sono dietro di lui, a difenderlo da ogni nemico; io, i miei aiutanti [a‘wani], tutti i membri della mia religione [ahl millati] e tutti i miei seguaci [atba‘i], poiché essi [i monaci e i pellegrini] sono miei protetti e miei tributari [ahl dhimmati].
Io li proteggo da ingerenza nei loro approvvigionamenti e dal pagamento di tasse, salvo quello a cui essi rinunciano volentieri. Non ci sarà obbligo o costrizione verso di loro in alcuna di queste materie.
Un vescovo non sarà rimosso dal suo vescovado, né un monaco dal suo monastero, né un eremita dalla sua torre [sawma‘ah], né a un pellegrino sarà impedito il suo pellegrinaggio. Oltre a ciò, nessun edificio fra le loro chiese [bayt min buyut kanaisihim] sarà distrutto, né il denaro [mal] delle loro chiese potrà essere usato per la costruzione di moschee o case per i musulmani. Chiunque faccia una cosa simile viola il patto di Dio [‘ahd Allah] e dissente dal Messaggero di Dio.
Né testatico [jizyah] né penalità [gharamah] saranno imposti a monaci [ruhban], vescovi [asaqifah], o fedeli poiché io li proteggo, dovunque essi siano, per terra o per mare, in Oriente e in Occidente, a nord o a sud. Essi sono sotto la mia protezione, dentro il mio patto [mithaqi] e sotto la mia garanzia [amani] contro ogni male [makruh].
Coloro che si isolano nelle montagne o in sacri luoghi saranno esenti dal testatico [jizyah], dalla imposta fondiaria [kharaj] e dalla decima [‘ushr] o tassa su tutto ciò che essi fanno crescere per il proprio uso, ed essi saranno assistiti nel produrre un raccolto attraverso la libera assegnazione di un qadah [unità di misura di capacità per aridi] in ogni ardabb [= 6 waybah = 24 rub‘a] per il loro uso personale.
Essi non saranno obbligati a servire in guerra; o a pagare il testatico [jizyah]; persino coloro per i quali esiste un obbligo di pagare l’imposta fondiaria [kharaj], o chi possiede risorse in terra o da attività commerciali, non pagheranno più di dodici dirham a testa all’anno.
A nessuno sarà imposta una tassa ingiusta, e con la Gente del Libro non ci deve essere disputa, a meno che non sia su quanto è meglio [29:46]. Noi desideriamo prenderli sotto l’ala della nostra misericordia, e lo svantaggio della vessazione sarà tenuto lontano da loro, dovunque essi siano e dovunque possano risiedere.
Se una donna cristiana entra in una famiglia musulmana, ella sarà ricevuta con gentilezza e le sarà data l’opportunità di pregare nella sua chiesa; non ci saranno dispute fra lei e un uomo che ama la sua religione. Chiunque contravvenga al patto di Dio [‘ahd Allah] ed agisca al contrario è un ribelle contro il suo patto [mithaqahu] e il suo Messaggero.
Queste persone saranno assistite nella manutenzione dei loro edifici religiosi e delle loro abitazioni [mawadi‘]; così esse saranno aiutate nella loro fede e mantenute leali alla loro obbedienza.
Nessuno di loro sarà costretto a portare armi, ma i musulmani li difenderanno; ed essi non dovranno mai contravvenire a questa promessa di protezione fino a quando non giungerà l’Ora e finirà il mondo.
Come testimonia questo patto, che fu scritto da Muhammad, figlio di ‘Abd Allah, il Messaggero di Dio, possa la pace e benedizione di Dio essere su di lui, a tutti i cristiani.
Come garanzia per il compimento di tutto ciò che è quivi prescritto, le seguenti persone hanno posto le loro mani.
I nomi dei testimoni:
‘Ali ibn Abi Talib; Abu Bakr ibn Abi Quhafah; ‘Umar ibn al-Khattab; ‘Uthman ibn ‘Affan; Abu al-Darda’; Abu Hurayrah; ‘Abd Allah ibn Mas‘ud; ‘Abbas ibn ‘Abd al-Muttalib; Hassan ibn Thabit; ‘Abd al-‘Azim ibn Hasan; al-Fadl ibn al-‘Abbas; al-Zubayr ibn al-‘Awwam; Talhah ibn ‘Abd Allah; Sa‘d ibn Mu‘adh; Sa‘d ibn ‘Udabah; Thabit ibn Nafis; Zayd ibn Thabit; Bu Hanifah ibn ‘Ubayyah; Hashim ibn ‘Ubayyah; Mu‘azzam ibn Qurayshi; ‘Abd Allah ibn ‘Amr ibn al-‘As; ‘Amr ibn Yasin
Questo patto [‘ahd] fu scritto di propria mano da ‘Ali ibn Abi Talib nella moschea del Profeta, possa la pace e benedizione di Dio essere su di lui, il terzo di muharram nel secondo anno dell’egira del Profeta.
Una copia di questo patto è stata depositata nel tesoro [khizanah] del Sultano. Esso fu firmato con il sigillo del Profeta, la pace su di lui. Fu scritto su un pezzo di pelle di Ta’if.
Benedetto sia colui che si conforma al suo contenuto. Sia benedetto poiché egli appartiene a coloro che possono aspettarsi il perdono di Dio.
Questa copia, che è copiata dall’originale, è sigillata con la firma del nobile Sultano [sharif al-Sultani]. Questa riproduzione fu copiata dalla copia che fu copiata dalla copia scritta con la scrittura della Guida dei credenti, ‘Ali ibn Abi Talib, possa Dio benedire l’espressione del suo volto.
Per ordine del nobile Sultano [sharif al-Sultani], che è ancora valido, con l’aiuto di Dio, esso fu dato a una comunità di monaci che abitano il Monte di Tur-Sina’ poiché la copia, che fu copiata dalla copia scritta dalla Guida dei credenti, andò perduta, affinché il suo documento sia di sostegno al regali decreti del Sultano che sono dimostrati dagli annali della comunità in questione.
Questa è una riproduzione dell’originale [‘asl] senza adattamenti [fadl wa wasl].
Scritta dal più debole degli schiavi,
al-Bari Nuh ibn Ahmad al-Ansari
Il giudice dell’Egitto, il Salvaguardato [mahrusah], ha accordato loro il perdono.
Sigillato con il sigillo circolare e certificato.
Nuh Ahmad ibn al-Ansari
[firma]
Modellato su un sigillo il cui originale [mahar] è firmato con questa firma.
Scritta dal povero [faqir], Muhammad al-Qadi, del Vecchio Cairo, possa egli essere perdonato!
Capitolo 2
Testo del patto del Profeta Muhammad con i Cristiani di Persia
[del Profeta Muhammad]
Per volere di Dio! Nel nome di Dio Clemente!
Sia questo documento reso noto a tutti nella scrittura, e nello stile, un patto fisso, un trattato che deve essere obbedito da tutte le nazioni cristiane, come dimorano da ogni parte del mondo verso l’est dell’Arabia e della Persia, o entro i loro confini, sia che esse siano in contatto immediato con i veri credenti o che siano distanti, e sia che esse abbiano o meno conoscenza dei veri credenti. Questo patto e contratto è meritevole di obbedienza, ed è necessario che anche tutti i musulmani osservino le sue clausole. Per chiunque considererà suo sacro dovere obbedire alle parole di questo patto, la sua fede è perfetta secondo il modo degli uomini che operano il bene, come uno [il quale] sarà stimato meritevole di una ricompensa; ma coloro che volontariamente snatureranno le parole di questo patto, lo annulleranno o agiranno a dispetto di esso, o disobbediranno agli ordini di questo contratto, persistendo nel loro modo contrario, quelli saranno ritenuti annullatori del patto o contratto di Dio. Chiunque inoltre dovesse irriverentemente disprezzare questo documento, sarà ritenuto meritevole di punizione, sia che sia un re, o uno del popolo, sia che sia un pio credente (cioè un musulmano), o solo un credente (cioè un cristiano).
Quindi: in primo luogo le parole di questo patto, in conformità con il dettato di Dio, accordatomi per autentificazione. Con un fermo vincolo io stipulo questo patto, il cui simile nessun profeta del passato ha mai stipulato, e quale nessun angelo che sta dinnanzi a Dio ha mai trovato facile ordinare. Le parole, quindi, di questo patto, che io sto per redigere, debbono essere obbedite da tutti coloro che sono il mio popolo.
Tutti i pii credenti considereranno loro sacro dovere difendere i credenti e aiutarli dovunque essi si trovino, che sia lontano o vicino, e per tutta la cristianità dovranno proteggere i luoghi in cui essi praticano il loro culto, e quelli in cui i loro monaci e preti abitano. Dovunque, nelle montagne, nelle pianure, nelle città e in ampi luoghi, nei deserti, e dovunque essi possano essere, quelle persone saranno protette, tanto nella loro fede quanto nelle loro proprietà, tanto in Occidente quanto in Oriente, sia in mare che in terra.
E proprio come loro mi onorano e rispettano, così i musulmani dovranno prendersi cura di quella gente che sta sotto la nostra protezione, e ogni volta che qualche pena o sconforto li cogliesse, i musulmani dovranno ritenere loro sacro dovere aiutarli e prendersi cura di loro, poiché essi sono un popolo tributario della mia nazione, obbedienti alla loro parola, come lo sono i loro aiutanti.
E’ quindi proprio nel mio interesse curare il loro benessere, proteggerli e aiutarli contro ogni opposizione e pena, sopprimendo qualsiasi cosa che diventi un mezzo per la loro spoliazione. Nell’imposizione delle tasse, è necessario non esigere più di quanto loro sono in grado di pagare, ma sistemare le cose con il loro consenso, senza forza o violenza. Le loro attività di costruzione non saranno ostacolate; i loro preti non dovranno essere molestati nell’esercizio dei loro compiti; non dovranno essere perseguitati per la loro fede o le loro usanze, ma dovrà essere permesso loro di pregare come vogliono nei propri luoghi di culto e secondo i loro riti; né dovranno le loro chiese essere smantellate o distrutte, o le loro case e dimore essere confiscate dai musulmani, per moschee o residenze, senza il loro consenso. Chiunque non farà come qui è prescritto, ma agirà contrariamente ai miei ordini, sarà ritenuto uno sprezzatore di questo patto e un oppositore della parola di Dio e del suo Profeta.
Nessuna imposta fondiaria sarà loro richiesta eccedente il valore di quattro dinar, o un lenzuolo di lino, [imposta] che verrà applicata a vantaggio dei musulmani e tenuta come una sacra custodia per utilizzo pubblico. Niente di più sarà richiesto loro (cioè, a titolo di testatico) oltre a quanto qui noi prescriviamo. Che essi siano mercanti e ricchi, o che vivano in aperta campagna, sia che peschino perle nel mare, o posseggano miniere di pietre preziose, o d’oro, o d’argento, o che posseggano altre ricche proprietà, essi non dovranno pagare più di dodici dirham.
A coloro che non sono di fede cristiana [e] neppure pratichino il culto secondo il rito cristiano, saranno richiesti quattro dirham. Ma a coloro che si conformano a quella gente e sono obbedienti alla loro parola, non sarà richiesto niente di più dei già citati dodici dirham, a patto che essi risiedano dove la loro gente è residente. Coloro che viaggiano, ed essendo privi di un luogo di residenza permanente sono costantemente in movimento, non saranno soggetti all’imposta fondiaria, tranne nel caso in cui qualcuno di loro divenga erede di proprietà sulle quali l’Imam ha un diritto legale. Allora la tassa legittima sarà imposta, tuttavia anche in questo caso il contribuente non dovrà essere vittima di violenza o di una richiesta illegale superiore alla sua capacità di pagamento. Le sue case, il suo raccolto, e i suoi frutti non dovranno essere fatti oggetto di cupidigia.
Ai cristiani non sarà chiesto di combattere per i musulmani contro i nemici della fede, né dovranno i musulmani in guerra contro nazioni straniere o impegnati in massacro costringere i cristiani a fare causa comune con loro contro il nemico. Ma se il nemico attaccherà i cristiani, allora i musulmani non risparmieranno l’utilizzo contro di lui dei loro cavalli, delle loro spade o delle loro lance. Così facendo essi compiranno un gesto gradito.
Nessun cristiano sarà indotto con la forza a professare l’islam, e nessuna disputa sarà affrontata con loro salvo su quanto è meglio. I musulmani dovranno estendere sui cristiani in ogni luogo il braccio della clemenza e della gentilezza, proteggendoli dalle esazioni degli oppressori. Se qualsiasi cristiano dovesse essere trovato inavvertitamente offensivo, i musulmani dovranno considerare loro dovere assisterlo, accompagnandolo al tribunale, cosicché non si esiga da lui più di quanto è prescritto da Dio, e la pace venga riportata fra le parti in disputa secondo la Scrittura.
Se tutte le condizioni precedentemente citate saranno osservate ed il testatico sarà da loro pagato, nessun cristiano sarà tiranneggiato od oppresso dal mio popolo. Né dovranno essi, da parte loro, tiranneggiare i musulmani od opprimerli, da questo tempo in poi fino a quel tempo che Dio decreterà. I musulmani non dovranno prendere le donne e le fanciulle dei cristiani con la forza, ma solo con il consenso dei loro signori, tranne nel caso in cui esse, di loro libera volontà, desiderassero unirsi ai musulmani e sposarsi con loro sia permanentemente o solo temporaneamente, quando questo sarà loro permesso a causa del libero arbitrio delle donne che dovrebbero essere libere di sposare quelli che amano e scelgono. E se qualche donna cristiana sposasse un musulmano, le sarà permesso di continuare nella fede cristiana, frequentando le chiese dei cristiani senza impedimenti, ed ella vivrà a suo piacimento secondo la propria fede e legge. Nessun ostacolo sarà posto al suo modo di comunicare con i suoi consiglieri spirituali; neppure sarà lei, forzatamente e contro la sua volontà, costretta a rinunciare alla propria fede e legge. Chiunque agirà a dispetto delle parole di questo contratto, verrà considerato come chi agisce a dispetto di Dio, e sarà ritenuto colpevole agli occhi del Profeta della nullità delle parole del patto del Profeta di Dio. Questa persona sarà enumerata fra i peccatori dinnanzi a Dio.
I cristiani devono curare tutte le riparazioni delle loro chiese, delle loro cappelle e dei loro monasteri. Se nell’interesse del benevolo pubblico musulmano, e della loro fede, i musulmani chiederanno assistenza ai cristiani, questi ultimi non dovranno negare loro, come espressione di amicizia e di buona volontà, quell’aiuto che sono in grado di dare. Visto che i cristiani si sono sottomessi a noi, hanno implorato la nostra protezione e trovato rifugio presso di noi, noi riteniamo legittimo ogni aiuto e soccorso prestato loro in ogni modo. Se qualcuno di loro sarà mandato come inviato a negoziare la pace fra musulmani ed infedeli, nessuno gli impedirà di andare, e se egli dovesse dimostrarsi utile alla nostra causa, sia il suo servizio accettato; ma chiunque lo disprezzerà, questi sarà contato fra i malvagi, colpevole dinnanzi al Profeta di Dio, e un nemico della sua parola rivelata.
[Qui segue anche un trattato di Muhammad, il grande Profeta di Dio (possa la benedizione di Dio posarsi su di lui e sulla sua posterità!) con la gente cristiana, un trattato che Sua Maestà dopo le parole precedenti ordinò e stabilì con i cristiani circa la loro fede e legge, che abbraccia alcuni comandamenti ai quali i cristiani dovranno considerarsi vincolati. Lasciate che non facciano nulla in contrasto con le parole precedenti, ed ogni cosa sia in armonia con quelle che seguono.]
Uno dei comandamenti è questo: essi non daranno alcun aiuto agli infedeli, sia apertamente che surrettiziamente; né riceveranno nelle loro case nemici dei musulmani per tema che all’occasione opportuna essi li attacchino. Essi non permetteranno a uomini nemici di sostare nelle loro case o chiese, né daranno ricetto a truppe nemiche, o le aiuteranno con lance, frecce, spade o cavalli, o con quant’altro.
Essi non dovranno agire come loro guide o mostrar loro come tendere un’imboscata al nemico. Essi non dovranno affidare loro i propri beni per custodia; essi non dovranno comunicare con loro o aiutarli attraverso parole od atti, od offrire loro riparo tranne nel caso in cui vi siano costretti.
Se un musulmano capitasse per caso in una casa cristiana, egli vi si può trattenere tre giorni e tre notti; più di questo non è necessario. I cristiani allontaneranno dai musulmani l’abuso e l’oppressione dei tiranni.
Nel caso si rendesse necessario per loro nascondere un musulmano nelle loro residenze o case, essi gli daranno un posto dove giacere e si prenderanno cura di lui, non l’abbandoneranno, né lo lasceranno senza cibo, per tutto il tempo che egli starà nascosto. Le donne e i figli dei musulmani non dovranno essere denunciati o mostrati al nemico, né dovranno i cristiani deviare da questi ordini.
E se un qualsiasi cristiano agisse contrariamente a questo trattato, o lo ignorasse, sarà tenuto responsabile dell’annullamento dello stesso. Costui è odioso a Dio, e il Profeta lo colpirà con la sua giusta retribuzione.
Quindi si faccia in modo che tutti i cristiani considerino sia vincolante sia giusto osservare le parole di questo trattato fino a quando Dio lo decreterà.
A testimonianza di ciò si unisce la firma che in presenza del clero e dei signori della nazione, il Santo, grande Profeta, Muhammad, affisse, confermando il precedente trattato.
Dio Onnipotente e Signore del Tutto!
In esecuzione del comando del grande Profeta di Dio, Muhammad, il prescelto del Signore (possa la benedizione di Dio posarsi su di lui e sulla sua posterità!), questo trattato fu redatto il lunedì seguente i primi quattro mesi del quarto anno dell’egira.
Capitolo 3
Testo del patto del Profeta Muhammad con i Cristiani di Najran
[del Profeta Muhammad]
[Esordio]
Nel Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.
Un patto di protezione concesso da Dio e dal Suo Messaggero alla Gente del Libro, i cristiani, che appartengono alla religione di Najran o a qualsiasi altra setta cristiana.
E’ stato scritto da Muhammad, il Messaggero di Dio a tutta l’umanità, come garanzia di protezione da parte di Dio e del Suo Messaggero, e reso vincolante per tutti i musulmani che verranno dopo di lui, che devono esserne consapevoli, riconoscerlo come autentico, crederci, e conservarlo a loro favore.
E’ proibito a qualsiasi uomo, sia esso un governatore o un detentore di autorità, revocarlo o infrangerlo.
I credenti non debbono addebitare loro altre condizioni diverse da quelle che sono incluse in questo documento.
Chi lo conserva, lo rispetta e si conforma ai suoi dettami, avrà adempiuto i suoi obblighi e avrà aderito al patto del Messaggero di Dio.
Chi, tuttavia, lo rompe, lo contrasta o lo muta, porterà il suo crimine sul suo capo poiché egli avrà tradito il patto di Dio, infranto la sua fede, resistito alla Sua autorità e contravvenuto alla volontà del Suo Messaggero: egli sarà così un impostore agli occhi di Dio, poiché la protezione è obbligatoria nella religione di Dio e il patto confermato. Chi non si conforma a questo patto avrà violato i suoi sacri obblighi, e chi viola i suoi sacri obblighi è un infedele e sarà rifiutato da Dio e da tutti i sinceri credenti.
La ragione per cui i cristiani sono stati trovati degni di questo patto di protezione di Dio, del Suo Messaggero e dei credenti, è dovuta a un diritto che essi hanno guadagnato, al quale ogni musulmano è vincolato, cioè ottenere questo patto stabilito in loro favore dagli uomini di questa religione, che obbliga ogni musulmano a rispettarlo, a difenderlo, a conservarlo, a proteggerlo perpetuamente e a vivere secondo esso.
Invero, la gente che seguiva le antiche religioni e gli antichi Libri espresse ostilità verso Dio e il Suo Messaggero e li detestava negando la missione del Profeta che Dio, l’Altissimo, ha chiaramente proclamato nel Suo Libro. Questo dimostra la disonestà delle loro coscienze, la malvagità delle loro intenzioni e la durezza dei loro cuori. Essi stessi prepararono il carico del crimine che portavano mentre nascondevano quello che Dio voleva imporre loro, rivelandolo invece di nasconderlo, e testimoniandolo invece di negarlo.
Queste persone agirono contrariamente all’obbligo che fu loro imposto, non lo osservarono come avrebbero dovuto, non seguirono le vie chiaramente tracciate e concordarono soltanto di dimostrare la loro ostilità verso Dio e il Suo Messaggero, di attaccarli e di persuadere la gente, attraverso l’impostura e le false argomentazioni, che Dio non poteva averlo inviato all’umanità per rivelare, predicare e invocare Dio col Suo Permesso di essere una lampada risplendente e di promettere il Paradiso a chi gli obbediva e preannunciare il fuoco a chi gli disobbediva.
Essi superarono i limiti dell’opposizione incitando gli altri a fare quello che essi stessi non avrebbero mai osato: negare la sua rivelazione, respingere la sua missione, e cercare, con l’astuzia, di farlo cadere in trappola.
Essi presero di mira il Profeta di Dio e decisero di ucciderlo. Essi rinforzarono il partito dei politeisti della tribù dei Quraysh come pure di altri al fine di combatterlo, confutare la sua dottrina, respingerla e contraddirla.
Per questo, essi meritarono di essere privati dell’Alleanza di Dio e della Sua Protezione. Il loro comportamento durante i giorni di Hunayn, le battaglie contro i Bani Qaynuqah, la tribù di Qurayzah e Nadir, è ben noto. I loro capi prestarono supporto agli abitanti della Mecca, i nemici di Dio, contro il Messaggero di Dio, e li sostennero, con truppe ed armi, contro il Profeta, per odio verso i credenti.
I cristiani, al contrario, rifiutarono di entrare in guerra contro Dio e il Suo Messaggero. Dio, pure, ha dichiarato che la loro sollecitudine verso i seguaci di questa fede e il loro affetto per i musulmani erano sinceri.
Dio, tra le parole di lode che ha accordato loro nel Suo Libro e nelle Sue Rivelazioni, dopo essere stato convinto della durezza del cuore degli ebrei, riconosce la loro inclinazione ed affetto verso i credenti: Troverai, Egli dice, che i più feroci nemici di coloro che credono sono i giudei e i pagani, mentre troverai che i più cordialmente vicini a coloro che credono sono quelli che dicono: “Siamo cristiani” Questo avviene perché fra di loro vi sono preti e monaci ed essi non sono superbi ma anzi, quando ascoltano quel che è stato rivelato dal Messaggero di Dio li vedi versar lacrime copiose dagli occhi, a causa di quella verità che essi conoscono, e li odi dire: “O Signor nostro! Crediamo! Annoveraci fra i testimoni del Vero! E come poi potremmo non credere in Dio e nella Verità che c’è giunta, noi che bramiamo che il Signor nostro ci faccia entrare, coi Santi, nel Paradiso?” [5:82-83]
Infatti, alcuni cristiani, che erano degni di fiducia e che conoscevano la religione divina, ci hanno aiutato a rivelare questa religione e vennero in aiuto di Dio e del Suo Messaggero, predicando agli uomini secondo la Sua Volontà, e per aiutarlo a compiere la sua missione.
Il Sayyid, ‘Abdu Yashu‘, Ibn Hijrah, Ibrahim il monaco, e ‘Isa il Vescovo, vennero a visitarmi, accompagnati da quaranta cavalieri di Najran, insieme ad altri che, come loro, professano la religione cristiana nelle terre di Arabia, come pure in terre straniere. Io li informai della mia missione e chiesi loro di aiutare a rafforzarla, rivelarla ed assisterla.
E poiché la causa di Dio apparve loro evidente, essi non tornarono sui loro passi né volsero le spalle. Al contrario, essi si avvicinarono, rimasero fermi, acconsentirono, assistettero, confermarono, fecero generose promesse, diedero buoni consigli, e mi assicurarono, con giuramenti e patti, che essi avrebbero sostenuto la verità che io portavo e che avrebbero respinto quelli che la rifiutavano e la contraddicevano.
Dopo essersi ricongiunti ai loro correligionari, essi non ruppero il loro patto né cambiarono opinione. Al contrario, essi osservarono quello che mi avevano promesso quando mi lasciarono ed io appresi, con mio grande piacere, che essi avevano dimostrato la loro devozione, si erano uniti per muovere guerra contro gli ebrei e che erano giunti ad un accordo con la Gente della Vocazione, per rendere pubblicamente nota la causa di Dio, per sostenerla e per difendere i suoi apostoli, e che avevano rimosso la prova sulla quale gli ebrei facevano assegnamento per negare e ostacolare la mia missione e la mia parola. I cristiani cercarono di sostenere la mia azione e mossero guerra contro quelli che odiavano la mia dottrina e volevano respingerla, alterarla, ripudiarla, cambiarla e rovesciarla.
Tutti i capi arabi, tutti i principali musulmani, e tutta la Gente della Vocazione, da tutte le parti del mondo mi hanno inviato lettere esprimendo l’amorevolezza dei cristiani verso la mia causa, il loro zelo per respingere le incursioni fatte lungo le linee di demarcazione fortificate della loro regione, la loro determinazione ad osservare il trattato che avevano contratto con me quando essi mi incontrarono e che io concessi loro. Poiché, veramente, i vescovi e i monaci mostrarono un’incrollabile lealtà nel loro attaccamento alla mia causa e la devozione delle persone a confermare e sostenere la diffusione della mia missione.
Io voglio che la mia missione venga diffusa. Ho chiesto loro di unirsi tutti a sostegno di questo scopo contro quelli che vorrebbero negare e respingere aspetti della mia dottrina, distruggerla e rovinarla, biasimandoli e umiliandoli.
Essi agirono secondo le mie istruzioni e li umiliarono. Essi lavorarono tanto duramente da portarli ad ammettere la verità con sottomissione, a rispondere alla chiamata di Dio, per amore o per forza, permettendo loro di essere trascinati (nell’islam) come popolo conquistato. I cristiani agirono in questo modo in adempimento ai trattati stipulati fra loro e me, affinché essi non mancassero di adempiere agli obblighi ai quali si erano impegnati durante il loro incontro con me e, con spirito di zelo, di sostenere la mia causa e render nota la mia missione.
Nella loro fedele devozione, essi furono diversi da ebrei, Qurayshiti ed altri politeisti. Essi non dimostrarono alcun desiderio per vantaggi mondani come quelli che gli ebrei cercano e bramano praticando l’usura, alla ricerca di denaro, e vendendo la legge di Dio per un prezzo miserabile. Maledetti quelli che operano per un tale vantaggio. Maledetti per ciò che scrivono e per i mezzi di cui si servono per guadagnare.
Come tali, gli ebrei e i politeisti dei Quraysh, insieme ad altri, meritavano di essere trattati come i nemici di Dio e del Suo Messaggero a causa dei loro perfidi piani, della loro inimicizia, dei complotti che hanno escogitato (contro di me) e della feroce, intermittente guerra che hanno mosso a sostegno dei miei nemici. Così essi sono diventati nemici di Dio, del Suo Messaggero e dei buoni credenti.
I cristiani, però, si comportarono proprio all’opposto. Essi rispettarono la mia alleanza, riconobbero i miei diritti, mantennero le promesse fatte durante il nostro incontro, assistettero i luogotenenti da me inviati alle frontiere. Osservando gli obblighi che io avevo contratto con loro spontaneamente, nel nome di tutti musulmani sparsi da Oriente a Occidente, essi si guadagnarono la mia premura ed il mio affetto, la mia protezione durante la mia vita e dopo la mia dipartita, quando Dio mi farà morire. Per tutto il tempo che l’islam si diffonderà e la mia vera missione e fede cresceranno, questo patto sarà obbligatorio per tutti i credenti e i musulmani. Finché l’acqua riempia il fondo dell’oceano, la pioggia cada dal cielo, la terra produca piante, le stelle brillino nel firmamento e l’alba appaia al viaggiatore, non sarà permesso a nessuno rompere questo trattato, alterarlo, portarvi aggiunte o cancellazioni, poiché tali aggiunte infrangono il mio patto e le cancellazioni indeboliscono la mia protezione.
Questo patto, che io stesso desidero accordare, mi vincola. Per chiunque della mia ummah che, dopo di me, rompa questo patto di Dio, sia Egli Glorificato e Lodato, la Prova di Dio gli sarà levata contro, e Dio è sufficiente come Testimone.
Quanto mi induce ad agire in questo modo è che tre persone (di Sayyid Ghassani) mi chiesero un documento che agisse da salvacondotto, un trattato che riconoscesse la loro fedeltà alle loro promesse verso i musulmani ed al trattato che io volontariamente conclusi con loro.
Volli che i dettagli dell’alleanza fossero ratificati agli occhi di chiunque segua il mio cammino in tutte le regioni arabe e che io e quelli della mia vocazione fossimo vincolati ad astenerci da responsabilità su quelli che si sono chiamati cristiani e che seguono una delle diverse sette cristiane e che questo trattato fosse inviolabile, solenne, ed obbligatorio per tutti i musulmani e i credenti.
Ho quindi chiamato i capi dei musulmani e i miei principali compagni ed essendomi fatto garante della richiesta dei cristiani, ho preparato questo documento, che i musulmani, che detengano potere o meno, sono obbligati a conservare di generazione in generazione, eseguendo i miei ordini al fine di conformarsi all’obbligo di lealtà e rispetto verso quelli che richiesero a me questo patto, e ad essere fedeli agli obblighi che io ho contratto, cosicché non vengano rimproverati per aver disobbedito al mio ordine.
Allo stesso modo, la loro gente deve astenersi dal nuocerci, e conformarsi al patto che io ho fatto con loro affinché essi possano entrare con me attraverso le porte della lealtà e contribuire al bene che ho fatto a chi se lo è guadagnato avendo sostenuto la mia missione ed irritando i negatori e gli scettici.
Ciò affinché non ci sia prova alcuna da parte di coloro che sono oggetto di questo patto contro i partigiani dell’islam, se questi dovessero agire contro il contenuto di questo documento, mancando di riconoscere i diritti che si sono guadagnati da me e che essi hanno meritato di ottenere.
Infine, questo patto rammenta [ai credenti] di essere benevoli; di incoraggiare la buona volontà; comanda la carità; respinge il male; ed è la via della sincerità ed il modo che porta alla giustizia, Dio volendo.
[Il patto del Profeta Muhammad con i cristiani di Najran]
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.
Questo documento è stato fornito a tutta l’umanità da Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn ‘Abd al-Muttalib, il Messaggero di Dio, che è stato inviato per predicare e per ammonire, cui è stata affidata la fiducia di Dio fra le Sue creature, cosicché gli esseri umani non abbiano alcun pretesto davanti ad Dio, questo Potente e Saggio Essere, dopo i suoi messaggeri e la sua manifestazione.
A Sayyid Ibn Harith ibn Ka‘b, ai suoi correligionari e a tutti quelli che professano la religione cristiana, siano essi ad Oriente od Occidente, in regioni vicine o lontane, siano essi Arabi o forestieri, noti o ignoti.
Questo documento, che è stato preparato, costituisce un contratto autorevole, un certificato autentico fissato in base alla convenzione e alla giustizia, come pure un patto inviolabile.
Chiunque si conformi a questo editto mostra il suo attaccamento all’islam e sarà meritevole del meglio che l’islam ha da offrire. Al contrario, qualsiasi persona che lo distrugge, rompe il patto che esso contiene, lo altera, disobbedisce ai miei comandamenti, avrà violato il patto di Dio, trasgredito la sua alleanza e disprezzato il suo trattato. Egli meriterà la sua maledizione, sia che si tratti di un’autorità sovrana o di qualcun altro.
Io mi impegno ad un’alleanza e ad una garanzia con loro per conto di Dio e li pongo sotto la salvaguardia dei Suoi profeti, del Suo eletto, dei Suoi santi, dei musulmani e dei credenti, dal primo all’ultimo di loro. Tali sono la mia alleanza e il mio patto con loro.
Io proclamo, ancora una volta, gli obblighi che Dio ha imposto ai figli di Israele di obbedirGli, di seguire la Sua Legge e di rispettare la Sua Divina Alleanza. Io con questo mezzo dichiaro che i miei cavalieri, i miei fanti, i miei eserciti, le mie risorse e i miei partigiani musulmani proteggeranno i cristiani per quanto lontano possano essere ubicati, sia che abitino le regioni che demarcano il mio stato, in qualsiasi regione, vicina o lontana, sia in tempi di pace che di guerra.
Io mi impegno a sostenerli, a mettere sotto la mia protezione le loro persone, come pure le loro chiese e cappelle, i loro oratori, i monasteri dei loro monaci, le residenze dei loro anacoreti, dovunque si trovino, che siano nei monti o nelle valli, in grotte o regioni disabitate, nelle pianure o nel deserto.
Io proteggerò la loro religione e la loro chiesa dovunque si trovino, sia per terra che per mare, in Occidente o in Oriente, con la massima vigilanza da parte mia, della gente della mia Casa e dei musulmani tutti.
Io li metto sotto la mia protezione, faccio un patto con loro, mi impegno a proteggerli da ogni male o danno, ad esentarli da qualsiasi requisizione o da qualsiasi obbligo oneroso e a proteggerli io stesso, per mezzo dei miei assistenti, dei miei seguaci e della mia nazione contro ogni nemico che minacci me e loro.
Avendo autorità su di loro, io devo governarli, proteggendoli da ogni danno e assicurandoli che nulla di quanto accada loro non accada a me e ai miei compagni che, insieme a me, difendono la causa dell’islam.
Io proibisco ai conquistatori della fede di governare su di loro durante le loro invasioni o di obbligarli a pagare tasse a meno che essi stessi non acconsentano di buon grado. Mai dovrà alcun cristiano essere soggetto a tirannia od oppressione in questa materia.
Non è permesso rimuovere un vescovo dal suo vescovado, un monaco dalla sua vita monastica o un anacoreta dalla sua vocazione di eremita. Neppure è permesso distruggere qualsiasi parte delle loro chiese o prendere parte dei loro edifici per costruire moschee o le case dei musulmani. Chiunque faccia una cosa simile avrà violato il patto di Dio, disobbedito il suo Messaggero, e si staccherà dalla Divina Alleanza.
Non è permesso di imporre il testatico o qualsiasi genere di tassa ai monaci o ai vescovi né a chi per devozione indossa abiti di lana o vive solo nelle montagne o in altre regioni disabitate.
Si faccia in modo di fissare un limite di quattro dirham all’anno da far pagare a tutti gli altri cristiani che non sono ecclesiastici, monaci, o eremiti. Altrimenti li si faccia fornire un completo di stoffa tagliata a strisce o un turbante ricamato dello Yemen. Questo è per aiutare i musulmani e per contribuire all’aumento della tesoreria pubblica. Se avessero difficoltà a reperire la stoffa, allora dovranno versare l’equivalente del suo prezzo, se essi stessi acconsentono di buon grado.
Che il testatico dei cristiani che hanno reddito, che posseggono terra, che sono impegnati in sostanziosi commerci per terra o per mare, che sfruttano miniere di pietre preziose, oro e argento, che sono ricchi, non superi, nel suo insieme, dodici dirham all’anno, per tutto il tempo in cui abitino questi paesi e vi resiedano.
Che nulla di simile venga richiesto ai viaggiatori non residenti del paese o ai viandanti il cui paese di residenza è ignoto.
Non ci sarà imposta fondiaria con testatico per altri che non siano quelli che posseggono terra come per altri occupanti di proprietà ereditate sulle quali il governatore ha un diritto. Essi pagheranno le tasse come gli altri senza, però, gli oneri ingiustamente eccedenti la misura dei loro mezzi. I proprietari non debbono essere tassati eccessivamente per la manodopera impiegata per coltivare queste terre, per renderle fertili e per raccogliere. Si faccia in modo che paghino nello stesso modo che è stato imposto ad altri simili contribuenti.
Gli uomini che appartengono alla nostra alleanza non saranno obbligati ad andare in guerra con i musulmani per combattere i loro nemici, per attaccarli e per prenderli. Anzi, i membri dell’alleanza non muoveranno guerra. E’ proprio per esonerarli da quest’obbligo che questo patto è stato concesso loro e per assicurare loro l’aiuto e la protezione da parte dei musulmani. Nessun cristiano deve essere costretto a fornire equipaggiamento a un singolo musulmano, in denaro, in armi o in cavalli, nel caso di una guerra nella quale i credenti attacchino i loro nemici, a meno che non contribuisca alla causa liberamente. Chiunque faccia questo, e contribuisca spontaneamente, sarà oggetto di lode, ricompensa e gratitudine e il suo aiuto non sarà dimenticato.
Nessun cristiano sarà fatto musulmano per forza: E non disputate con la Gente del Libro altro che nel modo migliore [29:46]. Essi debbono essere coperti dall’ala della misericordia. Respingete ogni male che possa colpirli dovunque essi possano trovarsi e in qualsiasi paese siano.
Se un cristiano dovesse commettere un crimine o un’offesa, i musulmani debbono fornirgli aiuto, difesa e protezione. Essi dovranno perdonare la sua offesa e incoraggiare la sua vittima a riconciliarsi con lui, incitandolo a perdonarlo o a ricevere in cambio una ricompensa.
I musulmani non debbono abbandonare i cristiani, trascurarli e lasciarli senza aiuto e assistenza poiché io ho fatto questo patto con loro per conto di Dio per garantire che quanto di buono succede ai musulmani succederà anche a loro e che quanto di male succede ai musulmani succederà anche a loro. In virtù di questo patto, essi hanno ottenuto diritti inviolabili di godere della nostra protezione, di essere protetti da ogni infrazione dei loro diritti, cosicché essi saranno vincolati ai musulmani tanto nella buona quanto nella cattiva sorte.
I cristiani non debbono essere esposti a patire, con abuso, per matrimoni che essi non desiderano. I musulmani non dovranno prendere fanciulle cristiane in matrimonio contro la volontà dei loro genitori né dovranno opprimere le loro famiglie nel caso esse rifiutassero le loro offerte di fidanzamento e di matrimonio. Tali matrimoni non dovranno aver luogo senza il loro desiderio ed accordo e senza la loro approvazione e il loro consenso.
Se un musulmano prende una donna cristiana in moglie, egli deve rispettare le sue credenze cristiane. Egli le darà libertà di ascoltare i suoi superiori [del clero] come lei desidera e di seguire il cammino della sua religione. Chiunque, malgrado questo ordine, forzi sua moglie ad agire contrariamente alla sua religione sotto qualsiasi aspetto, avrà rotto l’alleanza di Dio ed entrerà in aperta ribellione contro il patto del Suo Messaggero ed Dio lo annovererà fra gli impostori.
Se i cristiani si avvicinano cercando l’aiuto e l’assistenza dei musulmani al fine di riparare le loro chiese e i loro conventi o per sistemare questioni concernenti i loro affari e la loro religione, questi debbono aiutarli e sostenerli. In ogni caso, essi non devono fare ciò allo scopo di ricevere compensi. Al contrario, essi dovranno farlo per restaurare quella religione, per fedeltà al patto del Messaggero di Dio, per puro dono e come atto meritorio davanti ad Dio e al Suo Messaggero.
In questioni di guerra fra loro e i loro nemici, i musulmani non impiegheranno alcun cristiano come messaggero, ricognitore, guida o spia o per ogni altra azione di guerra. Chiunque obblighi uno di loro a fare una cosa simile nuocerà ai diritti di Dio, sarà un ribelle contro il Suo Messaggero, e si metterà fuori dalla Sua Alleanza. Nulla è permesso a un musulmano [relativamente ai cristiani] all’infuori dell’obbedienza a questi editti che Muhammad ibn ‘Abd Allah, il Messaggero di Dio, ha approvato a favore della religione dei cristiani.
Egli sta anche ponendo condizioni [ai cristiani] e io chiedo che essi promettano di adempierle e soddisfarle come comanda la loro religione, fra le quali, tra l’altro, che nessuno di loro può agire contro un musulmano come ricognitore, spia, sia manifestamente sia segretamente, per conto di un nemico in guerra. Nessuno di loro darà asilo ai nemici dei musulmani nelle loro case dalle quali essi possano aspettare il momento per lanciare un attacco. Che a questi nemici [dei musulmani] non sia mai permesso di fermarsi nelle loro regioni, che si tratti dei loro villaggi, dei loro oratori, o di qualsiasi altro luogo appartenente ai loro correligionari. Essi non devono fornire alcun supporto ai nemici di guerra dei musulmani approvvigionandoli di armi, cavalli, uomini, o di qualsiasi altra cosa, né debbono trattarli bene. Essi devono ospitare per tre giorni e tre notti qualsiasi musulmano, con il suo bestiame, che si fermi fra loro. Essi debbono offrire loro, dovunque si trovino, e dovunque vadano, lo stesso cibo di cui essi vivono senza, però, essere obbligati a sopportare altre incombenze fastidiose od onerose.
Se un musulmano necessita di nascondersi in una delle loro case o dei loro oratori, essi debbono concedergli ospitalità, portargli aiuto e fornirlo del loro cibo durante tutto il tempo in cui egli sarà con loro, facendo ogni sforzo per tenerlo nascosto e per impedire al nemico di trovarlo, provvedendo al contempo a tutti i suoi bisogni.
Chiunque contravvenga o alteri le ordinanze di questo editto, sarà messo fuori dall’Alleanza fra Dio e il Suo Messaggero.
Che ciascuno si conformi ai trattati e alle alleanze che sono state contratte con i monaci, e che io stesso ho contratto, e ad ogni altro impegno che ciascun profeta ha preso con la sua nazione, per garantire loro salvaguardia e fedele protezione, e per servirli come garante.
Questo non deve essere violato o alterato fino all’Ora della Resurrezione, ad Dio piacendo.
Questo documento, di Muhammad ibn ‘Abd Allah che contiene il patto da lui concluso con i cristiani e che include le condizioni imposte a questi ultimi, è stato testimoniato da:
‘Atiq ibn Abi Quhafah; ‘Umar ibn al-Khattab; ‘Uthman ibn ‘Affan; ‘Ali ibn Abi Talib; Abu Dharr; Abu al-Darda’; Abu Hurayrah; ‘Abd Allah ibn Mas‘ud; al-‘Abbas ibn ‘Abd al-Muttalib; al-Fadl ibn al-‘Abbas; al-Zubayr ibn al-‘Awwam; Talhah ibn ‘Ubayd Allah; Sa‘d ibn Mu‘adh; Sa‘d ibn ‘Ubadah; Thumamah ibn Qays; Zayd ibn Thabit e suo figlio ‘Abd Allah; Hurqus ibn Zuhayr; Zayd ibn Arqam; Usamah ibn Zayd; ‘Uthman ibn Mazh‘un ‘Ammar; Mus‘ab ibn al-Zubayr ibn Jubayr; Abu al-‘Aliyyah; ‘Abd Allah ibn ‘Amr ibn al-‘As; Abu Hudayfah; Ka‘b ibn Malik; Hassan ibn Thabit; Ja‘far ibn Abi Talib [Scritto da Mu‘awiyyah ibn Abi Sufyan]
Capitolo 4
Testo del patto del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo
[del Profeta Muhammad]
[Manoscritto del Monte Carmel]
[Nel Nome di Dio, Clemente, Misericordioso.]
Esso fu scritto a tutta la gente da Muhammad, il Messaggero di Dio, l’annunciatore e ammonitore, che ha davvero diritto alla protezione di Dio, come prova di Dio per la religione cristiana orientale e nel suo occidente, vicina o lontana, nota o ignota, per i suoi Arabi e non-Arabi.
Questo documento, che è stato preparato per loro, costituisce un patto autorevole, un rinomato certificato, e un testamento da parte sua che deve essere rispettato e che li proteggerà.
Chiunque si attenga all’islam, si conforma ad esso, e chiunque rompa il patto contenuto in questo testamento e lo trasgredisca fra i non-musulmani, e contraddica quanto ho comandato in esso, ha violato il patto di Dio, nega il giuramento di Dio ed ha disdegnato la Sua protezione sia questi un sovrano o chiunque altro fra i credenti e i musulmani.
Io mi impegno ad accordare alleanze e garanzie a coloro che le hanno richieste a me e a tutte le mie famiglie fra i musulmani e a dare loro il patto di Dio e la Sua garanzia e li pongo sotto la salvaguardia dei Suoi profeti, dei Suoi messaggeri, dei Suoi eletti, dei Suoi santi, fra i musulmani e i credenti, fra il primo di loro e l’ultimo di loro. E la mia protezione e il mio patto il più solido patto che Dio ha dato a un profeta inviato o a un angelo [o sovrano] favorito, [cioé], il diritto di esigere obbedienza, di somministrare obblighi, e di rispettare il patto di Dio.
Io proteggo i loro giudici nelle mie linee di demarcazione fortificate con i miei cavalli e i miei uomini, i miei aiutanti e i miei seguaci, fra i credenti, in ogni regione fra le regioni del nemico, siano lontano o vicino, in pace o in guerra, io li salvaguardo. Io offro sicurezza alle loro chiese, ai loro luoghi di pellegrinaggio dovunque essi siano e dovunque si trovino, siano nelle montagne o nelle vallate, nelle grotte o nelle regioni disabitate, nelle pianure o nel deserto, o in edifici; ed io proteggo la loro religione e i loro beni dovunque essi siano e dovunque si trovino per terra o per mare, a Oriente od Occidente, allo stesso modo che io proteggo me stesso, i miei successori, e la gente della mia comunità fra i credenti e i musulmani.
Io li pongo sotto la mia protezione da ogni danno o male [makruh]; per esentarli da qualsiasi requisizione od obbligo oneroso. Io sono dietro di loro, proteggendoli io stesso, per mezzo dei miei seguaci, dei miei aiutanti e dei membri della mia comunità religiosa.
Avendo autorità su di loro, io li devo governare, proteggendoli da ogni danno e assicurandoli che nessun male capiterà loro che non capiti a me e ai miei compagni che, con me, proteggono questo nobile comando.
Io rimuovo da loro il danno nelle forniture a cui è tenuta la gente del patto circa il prestito e l’imposta fondiaria tranne per quanto essi sono disposti a dare. Essi non dovrebbero essere obbligati in questa materia.
Non è permesso rimuovere un vescovo dal suo vescovado o un cristiano dalla sua cristianità, un monaco dalla sua vita monastica o un pellegrino dal suo pellegrinaggio o un monaco eremita dalla sua torre. Neppure è permesso distruggere qualsiasi parte delle loro chiese, prendere parte dei loro edifici per costruire moschee o le case dei musulmani. Chiunque faccia una cosa simile avrà violato il patto di Dio, disobbedito al suo Messaggero, e tradito la Divina Alleanza.
Non è permesso imporre un testatico o qualche genere di tassa su monaci o vescovi, [ma] solo quello che essi sono preparati a dare di buon grado.
Il testatico sui proprietari di vaste attività, sui pescatori di perle, e su coloro che sfruttano miniere di pietre preziose, oro e argento, e su coloro che sono ricchi e potenti, fra coloro che hanno professato il cristianesimo, non superi più di dodici dirham all’anno, per tutto il tempo che essi siano abitanti di questi paesi o residenti, e non viaggiatori.
Il viaggiatore, o il residente il cui luogo [di residenza] è sconosciuto, non è obbligato a pagare l’imposta fondiaria o il testatico a meno che non abbia ereditato della terra sulla quale il governatore [regnante] ha un diritto monetario. Egli deve pagare il denaro come gli altri senza, in ogni caso, le spese ingiustamente eccedenti la misura dei suoi mezzi [o forze].
Relativamente alla manodopera che i proprietari impiegano per coltivare queste terre, per renderle fertili e per raccogliere, essi non debbono essere tassati eccessivamente. Fate in modo che paghino nella stessa maniera che è stata imposta ad altri analoghi tributari.
I liberi non-musulmani che godono della protezione musulmana non saranno costretti ad andare in guerra con i musulmani al fine di combattere i loro nemici, attaccarli e prenderli. Anzi, tali non-musulmani liberi non dovranno entrare in guerra con i musulmani. E’ precisamente per sgravarli da questo obbligo che questo patto è stato concesso loro come pure per assicurare loro l’aiuto e la protezione da parte dei musulmani. Essi non saranno obbligati ad uscire con i musulmani per incontrare i loro nemici o essere forzati a dare i loro cavalli, le loro armi, salvo che essi non contribuiscano liberamente alla causa. Chiunque farà questo sarà riconosciuto per la sua azione.
Nessun cristiano sarà reso musulmano per forza: E non disputate con la Gente del Libro altro che nel modo migliore [29:46]. Essi debbono essere coperti con l’ala della misericordia. Respingete ogni danno che possa coglierli dovunque essi si trovino e in qualunque paese essi siano.
Se un cristiano dovesse commettere un crimine o un’offesa, i musulmani debbono fornirgli aiuto, difesa e protezione. Essi dovrebbero perdonare la sua offesa e incoraggiare la sua vittima a riconciliarsi con lui, incitandola a perdonarlo o a ricevere in cambio un risarcimento.
I musulmani non debbono abbandonare i cristiani e lasciarli senza aiuto e assistenza poiché io ho fatto questo patto con loro per conto di Dio: assicurare che qualsiasi bene accada ai musulmani accadrà anche a loro e qualsiasi male accada ai musulmani accadrà anche a loro. In virtù di questo patto, essi hanno ottenuto diritti inviolabili di godere della nostra protezione, di essere protetti contro ogni violazione dei loro diritti, cosicché essi saranno vincolati ai musulmani sia nella buona che nella cattiva sorte.
I cristiani non devono essere esposti a soffrire, con abuso, sul tema di matrimoni che essi non desiderano. I musulmani non debbono prendere ragazze cristiane in matrimonio contro la volontà dei loro genitori, né dovranno opprimere le loro famiglie nel caso in cui esse rifiutassero le loro proposte di fidanzamento e di matrimonio. Tali matrimoni non dovranno aver luogo senza il loro desiderio ed accordo e senza la loro approvazione e il loro consenso.
Se un musulmano prende una donna cristiana in moglie, deve rispettare il suo credo cristiano. Egli le darà libertà di ascoltare i suoi superiori [del clero] come lei desidera, di seguire il cammino della sua religione, ed egli non la forzerà a lasciarla. Chiunque, malgrado questo ordine, forzi sua moglie ad agire contrariamente alla sua religione sotto qualsiasi aspetto, avrà rotto l’alleanza di Dio ed entrerà in aperta ribellione contro il patto del Suo Messaggero, e Dio lo conterà fra gli impostori.
Se i cristiani cercano l’aiuto e l’assistenza dei musulmani al fine di riparare le loro chiese e i loro conventi o per sistemare cose riguardanti le loro faccende e la loro religione, essi, [i musulmani], debbono aiutarli e sostenerli. In ogni caso, essi non devono fare ciò con lo scopo di ricevere qualche ricompensa. Al contrario, essi dovrebbero mirare a restaurare tale religione, per fedeltà al patto del Messaggero di Dio, per pura donazione, e come atto meritorio dinnanzi ad Dio e al Suo Messaggero.
In materia di guerra fra loro ed i loro nemici, i musulmani non impiegheranno alcun cristiano come messaggero, ricognitore, guida o spia o per qualsiasi altro compito di guerra. Chiunque obblighi uno di loro a fare una cosa simile è un oppressore, un ribelle contro il Messaggero di Dio, e ha deviato dal suo testamento.
Queste sono le condizioni che Muhammad, il Messaggero di Dio, ha posto alla comunità cristiana, relativamente alla sua religione e alla sua comunità. Essi debbono attenersi a questo patto e rispettare quanto essi hanno concordato.
Fra le altre cose, nessuno di loro può agire come ricognitore, spia, sia manifestamente sia segretamente, per conto di un nemico di guerra, contro un musulmano. Nessuno di loro darà asilo ai nemici dei musulmani nelle proprie case dalle quali essi possano attendere il momento per lanciare un attacco. Possano questi nemici [dei musulmani] non essere mai ammessi a sostare nelle loro regioni, sia nei loro villaggi, sia nei loro oratori o in qualsiasi altro luogo appartenente ai loro correligionari. Essi non devono fornire alcun supporto ai nemici di guerra dei musulmani provvedendo loro armi, cavalli, uomini, o qualsiasi altra cosa, nemmeno il saluto. Essi debbono accogliere per tre giorni e tre notti i musulmani che sostano tra loro, con i loro animali. Essi debbono offrire loro, dovunque si trovino, e dovunque stiano andando, lo stesso cibo di cui essi vivono senza, comunque, essere obbligati a sopportare altre incombenze moleste od onerose.
Se un musulmano necessita di nascondersi in una delle loro case o in uno dei loro oratori, essi debbono concedergli ospitalità, dargli aiuto ed approvvigionarlo del loro cibo per tutto il tempo che egli sarà con loro, facendo ogni sforzo per tenerlo nascosto ed impedire al nemico di trovarlo, provvedendo nel contempo a tutti i suoi bisogni.
Chiunque contravvenga o alteri le ordinanze di questo editto sarà estromesso dall’alleanza fra Dio e il Suo Messaggero.
Che chiunque si conformi ai trattati ed alleanze che sono state contratte con i re, i monaci, e i cristiani fra la Gente del Libro, e che io stesso ho contratto, come ad ogni altro impegno che ciascun profeta ha preso con la sua nazione, per assicurar loro salvaguardia e fedele protezione, e per servire loro quale garanzia.
Questo non deve essere violato o alterato fino all’Ora [della Resurrezione] e della fine del mondo.
Questo documento, che fu scritto da Muhammad, il Messaggero di Dio, per i cristiani che gli avevano scritto e richiesto questo patto, fu testimoniato da:
Abu Bakr al-Siddiq; ‘Umar ibn al-Khattab; ‘Uthman ibn ‘Affan: ‘Ali ibn Abi Talib; Mu‘awiyyah ibn Abi Sufyan; Abu al-Darda’; Abu Dharr; Abu Hurayrah; ‘Abd Allah ibn Mas‘ud; ‘Abd Allah ibn al-‘Abbas; Hamzah ibn ‘Abd al-Muttalib; Zayd ibn Thabit; ‘Abd Allah ibn Zayd; Harfus ibn Zayd; al-Zubayr ibn al-‘Awwam; Sa‘d ibn Mu‘adh; Thabit ibn Qays; Usamah ibn Zayd; ‘Uthman ibn Mazun; ‘Abd Allah ibn ‘Amr al-‘As; Abu Rabi‘ah; Hassan ibn Thabit; Ja‘far ibn Abi Talib; al-Fadl ibn al-‘Abbas; Talhah ibn ‘Abd Allah; Sa‘d ibn ‘Ubadah; Zayd ibn Arqam; Sahl ibn Bayda’; Dawud ibn Jubayr; Abu al-‘Aliyyah; Abu Ahrifah; Ibn ‘Usayr; Hashim ibn ‘Asiyyah; Zayd ibn Arqam; ‘Umar ibn Yamin; Ka‘b ibn Malik; Ka‘b ibn Ka‘b. Possa Allah compiacersi di tutti loro!
Messo [per iscritto] da Mu‘awiyyah ibn Abi Sufyan, come dettato dal Messaggero di Dio, lunedì, proprio alla fine dei primi quattro mesi del quarto anno dell’egira a Medina.
Dio basti come Testimone di quanto è contenuto in questo documento.
Sia lode ad Dio, il Signore dei Mondi!
Capitolo 5
Testo del patto del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo
[del Profeta Muhammad]
[Manoscritto del Cairo]
Nel Nome di Dio, il Creatore, il Vivente, il Parlante, l’Unico che Permane dopo l’Estinzione delle Creature.
Questa è una copia del patto che fu scritto da Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn ‘Abd al-Muttalib per tutti i cristiani.
Copia del patto
Questo patto di Dio fu ordinato fosse scritto da Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn ‘Abd al-Muttalib, il Messaggero di Dio, possa la pace e la benedizione di Dio essere su di lui e sulla sua famiglia, a tutti i cristiani e a tutti i monaci, per difenderli e proteggerli, perché essi sono gli affidati ad Dio fra le Sue creature affinché il patto sia una prova contro di loro e non ci siano rivendicazioni contro Dio dopo il Messaggero. Egli ne fece una protezione per lui ed una protezione per loro attraverso l’autorità di Dio, poiché Dio è Onnipotente e Sapiente. Esso fu scritto dal Leone e dalla gente della sua confessione a tutti coloro che professano la religione cristiana nelle terre orientali e nel suo Occidente, vicini e lontani, siano essi Arabi o non-Arabi, noti o ignoti, come un suo patto, una giustizia e una tradizione da conservare.
Colui che lo osserva si attiene al suo islam ed è degno della sua religione. Colui che lo rompe e mette a repentaglio il patto che fu ordinato dal Messaggero di Dio, e lo cambia, e trasgredisce quanto è stato comandato, ha rifiutato il patto di Dio, nega il giuramento di Dio, disprezza la sua religione, e merita le Sue maledizioni, sia egli un sovrano o chiunque altro fra i credenti e i musulmani.
Ho cominciato impegnando me stesso al patto, concesso alleanze e garanzie a coloro che le hanno richieste a me e a tutta la mia comunità musulmana. Ho dato loro il patto di Dio e la Sua garanzia ed ho posto loro sotto la salvaguardia dei Suoi profeti, dei Suoi eletti, dei Suoi amici fra tutti i credenti e i musulmani nel tempo. La mia protezione e la mia garanzia rappresentano il più solido patto che Dio, il Maggiormente Lodato, ha dato a un profeta in verità inviato per richiedere obbedienza, imporre obblighi, e rispettare il patto.
Il patto di Dio è che io debba proteggere la loro terra, i loro monasteri, con il mio potere, i miei cavalli, i miei uomini, le mie armi, la mia forza, e i miei seguaci musulmani in qualsiasi regione, lontana o vicina, e che io debba proteggere i loro affari. Io accordo sicurezza a loro, alle loro chiese, alle loro attività, ai loro luoghi di culto, ai posti dei loro monaci, ai luoghi dei loro pellegrini, ovunque essi si trovino, sia nei monti o nelle valli, nelle grotte o nelle regioni disabitate, nelle pianure o nel deserto [poiché] io devo proteggere la loro dhimmah, la loro fede, e la loro religione, dovunque possano trovarsi nell’Oriente o in Occidente, sul mare o sulla terra, allo stesso modo che io proteggo me stesso, la mia cerchia, e la gente della mia confessione fra i musulmani.
Io li pongo sotto la mia protezione, la mia garanzia e la mia salvaguardia in qualsiasi momento. Io li difendo da qualsiasi danno, avversità o castigo. Io sono dietro di loro, a proteggerli da ogni nemico o da qualcuno che li offenda. Io mi sacrifico per loro attraverso i miei aiutanti, i miei seguaci, e la gente della mia fede poiché essi sono il mio gregge e la gente sotto la mia protezione, io estendo la mia autorità, la mia cura e la mia protezione su di loro da ogni male cosicché esso non li raggiunga. Nessun male li coglierà che non colga i miei compagni che [sono qui] per proteggerli ed assistere l’islam.
Io li sollevo da tasse e dal prestare le forniture applicate alla gente del patto tranne quanto essi stessi consentono a dare. Essi non dovrebbero essere costretti o trattati ingiustamente in questa materia.
Non è permesso rimuovere un vescovo dal suo vescovado, distogliere un monaco dalla sua vita monastica, un cristiano dalla sua cristianità, un asceta dalla sua torre, o un pellegrino dal suo pellegrinaggio. Neppure è permesso distruggere alcuna parte delle loro chiese o delle loro attività o prendere parte dei loro edifici per costruire moschee o le case dei credenti musulmani. Chiunque faccia una cosa simile avrà violato il patto di Dio, disobbedito il Suo Messaggero e deviato dalla Sua Divina Alleanza.
Non è permesso imporre il testatico o qualsiasi tipo di imposta fondiaria a monaci, vescovi o a coloro che praticano il culto fra loro, i quali, per devozione, vestono abiti di lana o vivono soli nelle montagne o in altre regioni in ritiro dall’umana presenza.
Il testatico sarà applicato a quei cristiani che non sono clero, con l’eccezione del monaco e del pellegrino, nell’ammontare di quattro dirham all’anno o nella misura di un mantello poco costoso. Chi non ha denaro o cibo per nutrirsi sarà aiutato dai musulmani attraverso i risparmi depositati nel tesoro. Se essi trovano difficoltà nell’assicurarsi il cibo, i musulmani ancora li aiuteranno, purché essi accettino di buon grado.
Che l’imposta fondiaria su grosse attività terrestri o marittime, pesca di perle, miniere di pietre preziose, oro e argento, su coloro che sono ricchi fra quelli che professano la fede cristiana, non ecceda dodici dirham [fiddah] all’anno, per tutto il tempo che essi abitino o risiedano in queste regioni.
Che nulla di simile sia richiesto ai viandanti, che non sono residenti del paese o viandanti il cui paese di residenza sia ignoto. Non ci sarà imposta fondiaria con testatico all’infuori che per quelli che possiedono la terra come pure per gli altri occupanti di terre sulle quali il governatore abbia un diritto. Essi pagheranno le tasse come le pagano gli altri senza, comunque, le spese ingiustamente eccedenti la misura dei loro mezzi. Relativamente alla manodopera che i proprietari impiegano per coltivare queste terre, per renderle fertili e per raccogliere, essi non devono essere tassati eccessivamente. Si faccia sì che paghino allo stesso modo e giustamente quanto è stato imposto ad altri analoghi contribuenti.
La gente sotto la nostra protezione non sarà obbligata ad andare in guerra con i musulmani al fine di combattere i loro nemici ed attaccarli. Anzi, la gente sotto la nostra protezione non deve prender parte alla guerra. E’ precisamente per sgravarli da questo obbligo che questo patto è stato concesso loro come pure per assicurar loro l’aiuto e la protezione dei musulmani. Essi non saranno costretti a fornire equipaggiamento ad alcuno dei musulmani, in armi o cavalli, nel caso di una guerra nella quale i musulmani attacchino i loro nemici, salvo che essi non contribuiscano liberamente alla causa. E ciò che i musulmani avranno preso a prestito sarà garantito dal tesoro [di Stato] finché non sarà loro restituito. Se essi muoiono o vengono danneggiati, il tesoro [di Stato] fornirà un risarcimento monetario.
Nessuno che pratichi la religione cristiana sarà forzato ad entrare nell’islam. E non disputate con la Gente del Libro altro che nel modo migliore [29:46]. Essi dovranno essere coperti con l’ala della misericordia e tutto il male che li dovesse cogliere, dovunque essi si trovino e dovunque essi siano, deve essere respinto.
Se un cristiano dovesse commettere un crimine o un’offesa, i musulmani debbono fornirgli aiuto, difesa e protezione, come pure pagare il suo indennizzo. Essi dovranno incoraggiare la riconciliazione fra lui e la vittima, per aiutarlo o salvarlo.
I musulmani non debbono abbandonarlo o lasciarlo privo di aiuto ed assistenza perché io ho dato loro un patto di Dio che è vincolante per i musulmani.
In virtù di questo patto, essi hanno ottenuto diritti inviolabili di godere della nostra protezione, di essere protetti da qualsiasi infrazione ai loro diritti, ed essi non debbono essere contestati, respinti, o ignorati così che essi saranno legati ai musulmani sia nella buona sia nella cattiva sorte.
Le fanciulle dei cristiani non debbono essere esposte a soffrire, con abuso, sul tema di matrimoni che esse non desiderano. I musulmani non dovranno prendere le fanciulle cristiane in moglie contro la volontà dei loro genitori né dovranno opprimere le loro famiglie nel caso in cui esse rifiutino le loro offerte di fidanzamento e di matrimonio. Tali matrimoni non dovranno aver luogo senza il loro desiderio ed accordo e senza la loro approvazione e consenso.
Se un musulmano prende in moglie una donna cristiana, deve rispettare le sue credenze cristiane. Egli le darà libertà di ascoltare i suoi superiori [del clero] come lei desidera e di seguire il cammino della sua religione. Chiunque, malgrado quest’ordine, forzi sua moglie [cristiana] ad agire contrariamente alla di lei religione, avrà rotto l’alleanza di Dio e spezzato la promessa del Suo Messaggero ed egli sarà da noi annoverato fra i bugiardi.
Se i cristiani si avvicinano cercando l’aiuto e l’assistenza dei musulmani al fine di riparare le loro chiese e i loro conventi, o per sistemare questioni concernenti i loro affari e la loro religione, questi [musulmani] debbono aiutarli e sostenerli. In ogni caso essi non devono fare ciò con lo scopo di ricevere alcun compenso od obbligo. Al contrario, essi dovranno farlo per restaurare quella religione, per fedeltà al patto del Messaggero di Dio, per pura donazione, e come atto meritorio dinnanzi ad Dio ed al Suo Messaggero.
In questioni di guerra fra loro ed i loro nemici, i musulmani non impiegheranno alcun cristiano come messaggero, ricognitore, guida, per mostrare potere, o per qualsiasi altro dovere di guerra. Chiunque obblighi uno di loro a fare una cosa simile sarà ingiusto verso Dio, disobbediente verso il Suo Messaggero, e sarà estromesso dalla sua religione. Nulla è permesso a un musulmano [relativamente ai cristiani] se non di obbedire a questi editti che Muhammad ibn ‘Abd Allah, il Messaggero di Dio, ha emesso a favore della religione dei cristiani.
Io sto anche ponendo condizioni [ai cristiani] ed esigo che essi promettano di adempierle e soddisfarle come comanda la loro religione. Fra l’altro, nessuno di loro può agire contro un musulmano come ricognitore, spia, sia palesemente sia in segreto, per conto di un nemico di guerra. Nessuno di loro darà asilo ai nemici dei musulmani nelle proprie case dalle quali essi aspettino il momento per lanciare un attacco. Che a questi nemici [dei musulmani] non venga mai permesso di fermarsi nelle loro regioni, che siano i loro villaggi, i loro oratori, o in qualsiasi altro luogo appartenente ai loro correligionari. Essi non devono fornire alcun supporto ai nemici di guerra dei musulmani approvvigionandoli di armi, di cavalli, di uomini oppure chiedere cose non necessarie. Essi non debbono essere molestati e dovranno essere rispettati finché persisteranno nella loro religione e nella loro cura per il loro patto. Essi debbono concedere ai musulmani tre giorni e tre notti quando essi si fermano fra loro. Essi debbono offrire loro, dovunque essi si trovino, e dovunque siano diretti, lo stesso cibo di cui essi vivono, senza, comunque, essere obbligati a sopportare altre incombenze fastidiose od onerose.
Se un musulmano necessita di nascondersi in una delle loro case o in uno dei loro oratori, essi devono concedergli ospitalità, dargli aiuto, e fornirgli il loro cibo durante tutto il tempo che egli sarà con loro, facendo ogni sforzo per tenerlo nascosto e impedire al nemico di trovarlo, provvedendo nel contempo a tutti i suoi bisogni.
Chiunque contravvenga o alteri le ordinanze di questo editto sarà messo fuori dall’alleanza fra Dio e il Suo Messaggero.
Possa ognuno conformarsi ai trattati ed alleanze che sono stati contratti e che io stesso ho contratto con i monaci, dovunque essi siano.
Il Messaggero di Dio, possa la pace a la benedizione di Dio essere su di lui, come tutti i musulmani, deve rispettare quanto ha concesso, di sua autorità, salvaguardarli ed aver misericordia di loro fino alla fine, finché arriverà l’Ora [della Resurrezione], e il mondo giungerà alla fine.
[Per] chiunque [che], dopo questo, sia ingiusto verso un [cristiano] tributario, rompa il patto e lo respinga, io sarò suo nemico, fra tutti i musulmani, nel Giorno del Giudizio.
Ad attestazione di questo patto – che fu scritto da Muhammad ibn ‘Abd Allah, il Messaggero di Dio, possa la pace e la benedizione di Dio essere su di lui, a tutti i cristiani ai quali scrisse questo patto, in cui egli pone loro le condizioni – ci sono trenta testimoni:
Abu Bakr al-Siddiq; ‘Umar ibn al-Khattab; ‘Uthman ibn ‘Affan; ‘Ali ibn Abi Talib; Abu Dharr; Abu al-Darda’; Abu Hurayrah; ‘Abd Allah ibn Mas‘ud; al-‘Abbas ibn ‘Abd al-Malik; al-Fadl ibn al-‘Abbas al-Zahri; Talhah ibn ‘Abd Allah; Sa‘id ibn Mu‘azz; Sa‘id ibn Ubadah; Thabit ibn Qays; Yazid ibn Thabit; ‘Abd Allah ibn Yazid; Farsus ibn Qasim ibn Badr ibn Ibrahim; ‘Ammar ibn Yazid; Sahl ibn Tamim; ‘Abd al-‘Azim ibn al-Najashi; [diversa calligrafia] ‘Abd al-‘Azim ibn Husayn; ‘Abd Allah ibn ‘Amr ibn al-‘As; ‘Amr ibn Yasir; Mu‘azzam ibn Musa; Hassan ibn Thabit; Abu Hanifah; ‘Ubayd ibn Mansur; Hashim ibn ‘Abd Allah; Abu al-‘Azar; Hisham ibn ‘Abd al-Muttalib
‘Ali ibn Abi Talib, possa Dio compiacersi di lui, scrisse questo patto, e il manoscritto fu scritto su un pezzo di pelle che era piuttosto grande. Esso rimase nella disponibilità del Sultano e fu sigillato dal Profeta, pace e benedizione su di lui. Sia lode ad Dio.
Questo libro benedetto fu completato nel santo giorno di lunedì, nell’ultimo mese di ba‘una, il benedetto, nell’anno dei nostri signori i Martiri, i Puri, i Beati, i Venerati, possa Dio concederci la loro intercessione e possa la loro intercessione essere con noi. Amen!
Questo corrisponde al 27° del sacro mese di muharram dell’anno 945 della hijrah araba. Possa Dio rendere buona la sua fine! Amen!
Questo libro benedetto appartiene alla grande anima, del signore, capo, venerabile, sapiente, Sum‘an figlio del grande Fadl Allah, possa Dio far riposare la sua anima in pace, noto come al-Barallusi.
Lo scrittore di queste parole è l’umile, pieno di difetti e colpe, che chiede ai fratelli che leggono queste parole [lett. lettere] di citarle nelle loro preghiere e il Messia li ricompenserà cento e sessantatre volte.
Capitolo 6
Testo del patto del Profeta Muhammad con gli Assiri Cristiani
Dio mi ha detto in una visione cosa fare, ed io confermo il Suo Comando dando la mia solenne promessa di mantenere questo accordo.
Ai seguaci dell’islam io dico: continuate il mio comando, proteggete e aiutate la nazione nazarena nelle terre da loro abitate nel nostro paese.
Lasciate i loro luoghi di culto in pace; aiutate ed assistete il loro capo e i loro preti quando bisognosi di aiuto, sia nei monti, nel deserto, in mare, o a casa.
Lasciate stare tutte le loro proprietà, che siano case o altro possedimento, non distruggete alcuna loro roba, i seguaci dell’islam non debbono danneggiare o molestare alcuno di questa nazione, perché i nazareni sono miei sudditi, pagano a me il tributo ed aiuteranno i musulmani.
Nessun tributo, tranne quanto è concordato, verrà riscosso da loro, gli edifici della loro chiesa saranno lasciati come sono, non saranno alterati, ai loro preti sarà permesso di insegnare e di praticare il culto a modo loro – i cristiani hanno piena libertà di culto nelle loro chiese e case.
Nessuna delle loro chiese sarà demolita, o modificata in moschea, tranne che col consenso e la libera volontà dei nazareni. Se qualcuno disobbedisce a questo comando, l’ira di Dio e del Suo Profeta si abbatterà su di lui.
Il tributo pagato dai nazareni sarà utilizzato per promuovere gli insegnamenti dell’islam e sarà depositato nel tesoro di bayt al-mal. Un uomo comune pagherà un dinaro, ma i mercanti e la gente che possiede miniere d’oro e d’argento e che sono ricchi pagheranno dodici dinari. Gli stranieri e la gente che non ha case o altre proprietà definite non avranno tasse imposte su di loro. Se un uomo eredita una proprietà pagherà una somma definita al tesoro del bayt al-mal.
I cristiani non sono obbligati a muovere guerra ai nemici dell’islam, ma se un nemico attacca i cristiani, i maomettani non negheranno il loro aiuto, ma daranno loro cavalli ed armi, se essi ne hanno bisogno, e li proteggeranno da mali dall’esterno e manterranno la pace con loro. I cristiani non sono obbligati a farsi musulmani, finché Dio non li farà credenti.
I maomettani non forzeranno le donne cristiane ad accettare l’islam, ma se esse stesse desiderano abbracciarlo, i maomettani saranno gentili con loro.
Se una donna cristiana è sposata con un maomettano e non vuole abbracciare l’islam, essa è libera di praticare il culto nella sua chiesa secondo il suo credo religioso, e suo marito non deve trattarla sgarbatamente a causa della sua religione.
Se qualcuno disobbedisce a questo comando, egli disobbedisce a Dio e al suo profeta e sarà colpevole di una grave offesa.
Se i nazareni desiderano costruire una chiesa, i loro vicini maomettani li aiuteranno. Questo sarà fatto, perché i cristiani ci hanno obbedito e sono venuti a noi e hanno implorato pace e pietà.
Se c’è fra i cristiani un uomo grande e dotto i maomettani lo onoreranno e non saranno invidiosi della sua grandezza.
Se qualcuno è ingiusto o scortese verso i cristiani, sarà colpevole di disobbedienza al Profeta di Dio.
I cristiani non dovranno dare asilo a un nemico dell’islam o dargli cavallo, arma, od ogni altro aiuto.
Se un maomettano è in stato di necessità, il cristiano lo ospiterà per tre giorni e tre notti e lo riparerà dai suoi nemici.
I cristiani dovranno, in aggiunta, proteggere le donne e bambini maomettani e non consegnarli al nemico o esporli alla vista.
Se i nazareni mancano di adempiere queste condizioni, essi saranno privati del loro diritto alla protezione e questo accordo sarà nullo e vuoto.
Questo documento sarà affidato al comandante cristiano e capo della loro chiesa per buona guardia.
Firme: Abu Bakr Siddiq, ‘Umar ibn Khattab, ‘Uthman ibn ‘Affan, ‘Ali Ibn Abi Talib, la pace su di lui,Mu ‘awiyyah ibn Abi Sufyan, Abu Darda’, Abu Dharr, Abu Barah, ‘Abd Allah ibn Mas‘ud, ‘Abd Allah ibn ‘Abbas, Hamzah ibn al-Muttalib, al-Fadl ibn al-‘Abbas, al-Zubayr ibn al-’Awwam, Talhah ibn ‘Abd Allah, Sa ‘d ibn Mu‘adh, Sa‘d ibn ‘Ubadah, Thabit ibn Qays, Yazid ibn Thabit, ‘Abd Allah ibn Yazid, Sahl ibn Sufyah [o Sifah], ‘Uthman ibn Mazun, Dawud ibn Jibah, Abu al-‘Aliyyah, ‘Abd Allah ibn ‘Amr ibn al-Qadi, Abu Hudayfah, Ibn ‘Asir, Ibn Rabi‘ah, ‘Ammar ibn Yasir, Hashim ibn ‘Asiyyah, Hassan ibn Thabit, Ka‘b ibn Ka‘b, Ka‘b ibn Malik, Ja‘far ibn Abi Talib. La pace di Dio su tutti loro!
Questo accordo è stato messo per iscritto da Moavijah Ben Sofian, secondo i dettami di Muhammad, il Messaggero di Dio, lunedì, proprio alla fine del quarto mese del quarto anno dell’egira nella città di Medina.
Adesioni
“Questo resoconto ha il potere di unire comunità Musulmane e Cristiane. Opera erudita, la sua distribuzione è tempestiva, e il suo contenuto critico nell’incoraggiare mutuo rispetto e libertà religiosa” – IMAM FEISAL ABDUL RAUF, Presidente, Iniziativa di Cordova
“Nel suo indispensabile contributo allo studio delle fedi Abramitiche, John Andrew Morrow racconta la storia di come il Profeta Muhammad usò le sue esperienze di ospitalità e protezione nel deserto per riunire Musulmani e Cristiani. Morrow cita l’istruzione del Profeta – così pertinente oggi come nel suo tempo: ‘Con la Gente del Libro non ci deve essere disputa’.” – JOSEPH HOBBS, Università del Missouri
“Oggi, noi ci rendiamo conto più che mai che o impareremo a vivere insieme come fratelli, o periremo insieme come stupidi. Queste lettere del Profeta Muhammad alle comunità Cristiane possono servire ad ispirare sia i Musulmani sia i Cristiani circa la nostra capacità di vivere insieme come popolo di Dio, come amici, come vicini, e come custodi dello stesso piccolo pianeta” – OMID SAFI, Università del North Carolina
“I Patti del Profeta Muhammad è un’utile fonte per tutti coloro che sono interessati alla storia culturale e religiosa del mondo Musulmano e alla relazione culturale fra Islam e Cristianità. Sarà di grande vantaggio per consolidare la tolleranza, la buona volontà, e una migliore comprensione fra civiltà diverse; ed apre nuovi orizzonti per ulteriori studi” – AIDA GASIMOVA, Università Statale di Baku
“Con uno sforzo diligente e molto zelo investiti in quest’opera pionieristica, il Professor Morrow riuscirà certamente ad attirare l’attenzione di studenti e specialisti di studi Islamici. Davvero, il libro è un appello genuino a riconsiderare la relazione fra le tre fedi Abramitiche rivelate della Cristianità, del Giudaismo e dell’Islam .” – AMAR SELLAM, Università Mohamed I
“L’opera di John Andrew Morrow, I Patti del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo, è un materiale intrigante ed avvincente.” – KAREN LESLIE HERNANDEZ, ON ISLAM
“Le norme fissate da questi patti appaiono non soltanto avanzate per l’epoca del Profeta, esse restano avanzate per la nostra stessa epoca.” – ANNA MARIA MARTELLI, Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente
“Questo libro documenta quella che è possibilmente la terza fonte fondativa dell’Islam: i trattati e patti del Profeta fra la gente delle fedi Abramitiche. Il Dr. Morrow esibisce scoperte eccezionalmente importanti che dettano una coesistenza pacifica fra Ebrei, Cristiani, e Musulmani, ed include molteplici traduzioni che mettono a confronto come il Profeta ed i suoi seguaci trattassero Cristiani ed Ebrei con rispetto e attenzione, ben oltre la semplice tolleranza.” – BRIDGET BLOMFIELD, Università del Nebraska
“Questi patti non sono semplicemente documenti storici; essi rimangono patti validi, vincolanti per tutti i Musulmani dal momento del loro inizio fino alla fine dei tempi. Il Dr. Morrow ha illuminato un nuovo orizzonte della legge internazionale pubblica Islamica e promuove ulteriori dotte investigazioni dei patti.” – HISHAM M. RAMADAN, S.J.D., Università Politecnica Kwantlen
“I Patti del Profeta Muhammad è uno studio tempestivo, pionieristico, e penetrante che getta molta luce sui pensieri e sulla politica del Profeta Muhammad.” – MOHAMMED ELKOUCHE, Università Mohamed I
“Questo è un notevole dotto contributo: una raccolta dei patti del Profeta Muhammad, resi ora ampiamente disponibili. Essi formano una parte integrale dei suoi discorsi, particolarmente perché essi riguardano i non-Musulmani, e principalmente i Cristiani.” – MUHAMMAD-REZA FAKHR-ROHANI, Università di Qom
“Il Dr. Morrow, con la sua padronanza dell’Arabo classico e la versatile conoscenza dell’eredità Islamica, manifestamente, e senza timore, invita tutti gli studiosi interessati all’Islam a riflettere su una religione che accoglie il dialogo e la comprensione reciproca. Il suo libro dovrebbe stare sullo scaffale di ogni lettore di larghe vedute che cerca la verità sull’Islam.” – SAID MENTAK, Università Mohamed I
“John Andrew Morrow ha fatto con questo libro quello che Marti Luther King Jr. fece con la sua ‘Lettera dal Carcere di Birminghan’ – chiamare la gente a render conto per aver deviato da quello che ha la pretesa di sostenere. Egli dice, ‘Ecco i patti. Leggeteli! Onorateli, ed onorate l’intento del Profeta.’” – BARBARA CASTLETON, co-autore di Arabic, Islam, and the Allah Lexicon
“Un brillante pezzo di erudizione.” – CRAIG CONSIDINE, Huffington Post
“Profondo, accessibile e dotto, I Patti del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo offre dimostrazioni importanti per comprendere l’Islam come una religione fondata su ideali di rispetto e tolleranza.” – DAN WILKINSON, PATHEOS
L’iniziativa dei patti
In risposta all’urto di barbarie che sta attualmente coprendo il mondo di rovine, i Musulmani interessati hanno deciso di cogliere la rara opportunità presentata dalla pubblicazione de I Patti del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo per lanciare la “Iniziativa dei Patti”, che chiede a tutti i Musulmani, Sunniti, Sciiti, e Sufi, di ogni scuola di giurisprudenza e di ogni cammino spirituale, inclusi studiosi e non-studiosi, di apporre i loro nomi alla seguente dichiarazione:
Noi sottoscritti ci riteniamo vincolati dallo spirito e dalla lettera dei patti del Profeta Muhammad (la pace e la benedizione su di lui) con i Cristiani del mondo, nell’intesa che questi patti, se accettati come genuini, hanno forza di legge nella shari‘ah e che nulla nella shari‘ah, quando tradizionalmente e correttamente interpretata, li ha mai contraddetti. Come persone vittime del terrore e dell’empietà, dello spirito del secolarismo militante e falsa religiosità ora dappertutto nel mondo, noi comprendiamo la vostra sofferenza come Cristiani attraverso la nostra sofferenza come Musulmani, e giungiamo a comprendere maggiormente la nostra stessa sofferenza attraverso la contemplazione della vostra sofferenza. Possa il Più Misericordioso del Misericorde tener conto delle sofferenze del giusto e dell’innocente; possa Egli rafforzarci, in piena sottomissione alla Sua volontà, a seguire lo spirito e la lettera dei patti del Profeta Muhammad con i Cristiani del mondo in tutte le nostre relazioni con loro. Nel nome di Dio, il Più Benigno, il Più Pietoso. Sia lode ad Dio, il Nutritore e Reggitore dei mondi.
Noi invieremo questa dichiarazione e le adesioni che riceveremo, unitamente a copie de I Patti del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo, ai leaders Cristiani in Medio Oriente, Africa, e altrove nel mondo, molte delle cui comunità sono attualmente seriamente attaccate da Musulmani “estremisti.” In considerazione dei bombardamenti e dei brutali massacri commessi nel nome dell’Islam in passato, come pure di altri che – Dio non voglia! – potrebbero accadere in futuro, è sicuro dire che se c’è mai stato un tempo in cui i Musulmani debbono fare qualcosa per spezzare la crescente identificazione del terrorismo Islamista con tutto l’Islam nella mente delle popolazioni non-Musulmane delle nazioni occidentali, è adesso. L’Islam è stato dalla parte perdente di praticamente ogni interazione con il mondo occidentale durante gli ultimi due secoli, ed è attualmente sotto inesorabile attacco sia dall’esterno che dall’interno. Perché, allora, i Musulmani dovrebbero farsi un dovere di attirare l’attenzione pubblica alle sofferenze dei Cristiani contemporanei? Una ragione è che la compassione estesa a compagni di sventura da parte di quegli stessi che hanno grande bisogno di compassione è un atto potente e cavalleresco. Quelli che vengono con richieste scacciano la gente da loro; quelli che vengono con offerte di aiuto la attirano più vicino. E’ tempo che i Musulmani si spingano oltre il semplice protestare, ancora una volta, “ma noi non siamo tutti terroristi!” – una frase che, malgrado la sua ovvia sincerità, risuona piuttosto da richiamo automatico allo stesso per molti non-Musulmani, che ci si creda o meno – e prendano una posizione vigorosa, attiva a favore, e pubblica a sostegno dei Cristiani pacifici che vengono attaccati da alcuni “Musulmani” gravemente fuorviati, facendolo a nome del Profeta Muhammad stesso, la pace e la benedizione su di lui, sulla base di documenti recentemente riscoperti che registrano proprio le sue parole.
Questo progetto, insha’Allah, dovrà avere tre benefici effetti, che elencheremo in ordine ascendente di importanza: 1) Come nient’altro che possiamo immaginare, esso presenterà i Musulmani in una luce positiva a tutti coloro che sono ancora capaci di sentimenti umani; 2) Potrebbe salvare alcune vite; e 3) E’ una cosa meritevole da fare allo sguardo di Dio, secondo il Suo chiaro Comando come trasmesso dal Suo Profeta Muhammad, la pace e la benedizione su di lui. La pace non si fa generando sentimenti pacifici e/o frequentando esclusivamente incontri di pace. La si fa fronteggiando e sopportando il conflitto, mentre non ci si allontana mai dal ricordo di Dio. E’ un evento raro quando il vantaggio strategico, la rettitudine morale, e il Comando Divino apparentemente convergono così da indicare un particolare corso di azione; noi crediamo che l’Iniziativa dei Patti rappresenti proprio tale convergenza. Se sei un Musulmano, e ti senti mosso dalla tua propria coscienza, dopo aver letto I Patti del Profeta Muhammad con i Cristiani del Mondo – ricordando, sempre, che nessuno decide per te o ti costringe in qualsiasi modo, considerando che non ci deve essere costrizione nella religione, aggiungi il tuo nome a questa Iniziativa.